Un'immagine può essere apprezzata per le sue qualità puramente estetiche ("mi piace"), ma in essa esistono anche significati che possono non essere immediatamente colti, soprattutto in un mondo pieno di immagini come quello in cui viviamo. E' quindi necessario prendersi il tempo per entrare nell'immagine (in questo blog in particolare, ma non solo, cinematografica) alla ricerca di questi significati.
martedì 7 febbraio 2023
“Gli spiriti dell’isola”, Martin McDonagh (2022)
venerdì 3 febbraio 2023
“Aftersun”, Charlotte Wells (2022)
Sophie (Francesca Corio da bambina e Celia Rowlson-Hall da adulta), trentenne scozzese, rivive una vacanza passata vent’anni prima in Turchia con il padre Calum (Paul Mescal) attraverso le immagini di alcuni video, intercalate con i suoi ricordi. Può sembrare una trama banale, ma l’abilità della regista sta nel farci “entrare” nei due personaggi quasi come se essi diventassero propriamente parte di noi. Di questa coppia apparentemente felice e spensierata impariamo quindi a riconoscere la depressione di Calum, ad intuire che nel rappresentarlo con il braccio ingessato per una frattura del polso la Wells vuole esprimere la frammentazione della sua anima, l’anima di un trentenne che, parlando con un istruttore di snorkeling, gli dice di stupirsi di essere arrivato a quell’età e che gli sembra impossibile arrivare a quarant’anni. Ed il suo impegnarsi in atteggiamenti rischiosi (gettarsi in mare di notte vestito, mettersi in piedi sulla ringhiera del terrazzo in equilibrio instabile, attraversare la strada senza curarsi dell’autobus che lo sfiora) fanno presagire quale potrà essere l’epilogo della sua vita, non mostrato nel film, ma molto verosimile. Non che egli si lasci andare senza opporre resistenza al suo disagio psicologico, lo vediamo infatti impegnato nel Tal-Chi, apprendiamo che legge manuali sulla meditazione, assistiamo ai suoi tentativi di partecipare alla vita di società del villaggio-vacanze, ma inutilmente: per restare nella metafora, vediamo le difficoltà che ha nel togliersi il gesso dal braccio, poi si sottrae al karaoke programmato da Sophie e non accenna nemmeno un sorriso quando Sophie organizza un coro di auguri con gli altri ospiti del villaggio il giorno del suo trentunesimo compleanno. Come dice la figlia, Calum non sta per compiere 31 ma 131 anni; lei crede di essere spiritosa, ma esprime in questo modo il reale esaurimento dell’anima del padre.
venerdì 6 gennaio 2023
"Living", Oliver Hermanus (2022)
Mr Williams (Bill Nighy in una performance eccellente), burocrate del Greater London Council, freddo, compassato e talmente distaccato dal mondo da non viaggiare mai nello stesso vagone ferroviario con i suoi subordinati nell'andata e ritorno dal lavoro, riceve una diagnosi terribile: a causa di un cancro gli resta meno di un anno di vita. A partire da questo evento si dipana la narrazione su come Mr Williams affronterà il fine-vita, sulla scia del film di Akira Kurosawa Vivere (1952).
venerdì 16 dicembre 2022
"Saint Omer”, Alice Diop (2022)
venerdì 11 novembre 2022
“Triangle of Sadness”, Ruben Östlund (2022)
Dopo un silenzio di 5 anni, Östlund ritorna (trionfalmente, vista la Palma d’Oro ottenuta a Cannes quest’anno) nelle sale cinematografiche con un’altra opera dedicata alla critica sociale in modalità Castigat ridendo mores, dopo “The Square” (2017) e “Forza maggiore” (2014, quest’ultimo peraltro più centrato sulla responsabilità individuale).
Una lussuosissima nave da crociera ospita un gruppo di super-ricchi per una vacanza fra mille agi. Tutto procede bene (eccetto il comportamento bizzarro del capitano Thomas, un Woody Harrelson perfetto per la parte), finché una tempesta e l’aggressione da parte di una barca di pirati causa il naufragio della nave, dal quale si salvano su un'isoletta 5 ospiti e 3 membri dell’equipaggio.
Le tematiche del film sono la diseguaglianza e la brama di potere, nonché una presa di giro di alcuni cliché del mondo moderno, del quale in “The Square” l’obiettivo era il mondo dell’arte, in questo caso il mondo della moda. Non manca inoltre una critica del modo in cui si creano le grandi ricchezze, in accordo con l’aforisma di Balzac “Dietro ogni grande fortuna c’è un crimine”. Fin dall’inizio, dopo la spassosissima scena della selezione dei modelli, la diseguaglianza emerge quando due spettatori della sfilata di moda vengono con fermezza fatti alzare dal posto in prima fila ed accomodare nelle retrovie per far posto a dei VIP, il tutto mentre sullo schermo che fa da sfondo alla passerella brilla ipocritamente la scritta We are equal (siamo uguali). Viene in mente a questo proposito il testo di “Cara Maestra”, una canzone del 1962 in cui Luigi Tenco denunciava, con grande anticipo sui tempi, proprio la diseguaglianza vigente in una società che affermava a gran voce di volere l'uguaglianza dei suoi membri. Il potere è nella prima parte del film appalto esclusivo dei ricchi, ai quali è concessa la soddisfazione di qualsiasi richiesta, anche la più assurda, come farsi recapitare con un elicottero qualche vasetto di Nutella; dopo il naufragio lo scettro del potere passa nelle mani dei subordinati, in particolare di Abigail (Dolly De Leon), in precedenza addetta alla pulizia delle toilette, che, essendo l’unica capace di pescare, accendere un fuoco e cucinare, detiene un potere assoluto, arrivando ad esercitare una sorta di jus primae noctis sul giovane Carl (Harris Dickinson), con comprensibile nervosismo della fidanzata Yaya (Charlbi Dean) la quale d’altro canto, quando Carl è tenuto a digiuno per punizione da Abigail, non si sogna nemmeno di cedergli un po’ della sua porzione di cibo. Insomma, egoismo feroce su tutta la linea, salvo mettersi tutti a piangere quando devono uccidere un asino per procurarsi da mangiare. La lotta di classe secondo Österlund è quindi destinata a ridursi ad un passaggio di potere, non ad una sua equa distribuzione e la storia degli ultimi cento anni sembra dargli ragione. E questa smania di potere, ci dice il finale (un po’ criptico), può indurre a considerare anche l’omicidio. In tutta questa storia due personaggi spiccano fra gli altri, il capitano Thomas, che si definisce marxista, ma ammette di tradire la sua ideologia per sbarcare il lunario e manifesta questa contraddittorietà con un comportamento non proprio in linea con il suo ruolo, facilitato da un discreto abuso alcolico, ed una signora (Iris Berben), curiosamente afasica ed emiplegica a destra nella prima metà del film ed a sinistra nella seconda (sic), che, imperturbabile durante tutto il film e scampata anch’essa al naufragio, si limita ad esclamare a tratti In den Wolken (nelle nuvole). Se queste parole hanno un senso non è facile comprenderlo: potrebbe forse essere riferito al modo di vivere delle fasce privilegiate della società, vale a dire, ampliando la frase, mit dem Kopf in den Wolken cioè con la testa nelle le nuvole, quindi distanti anni-luce dalla realtà?
venerdì 28 ottobre 2022
“Brado”, Kim Rossi Stuart (2022)
venerdì 14 ottobre 2022
"Siccità", Paolo Virzì (2022)
“Angosciante”, questo è l’aggettivo che mi è venuto alla mente mentre al cinema vedevo questo film. Questa angoscia istintiva era dovuta alla situazione che il film rappresenta, quella cioè di una carenza di acqua talmente severa da portare la gente in piazza e la polizia a presidiare le fontane, da provocare l'arresto di chi lava la macchina e la stigmatizzazione di chi annaffia le sue piantine. E la crisi idrica che abbiamo vissuto questa estate rende ancor più verosimile il timore di trovarsi in una situazione analoga a quella descritta nel film, crisi di cui peraltro ormai non si parla più: gli argomenti "caldi" sono infatti la guerra, il costo dell'energia, la formazione del nuovo governo, senz'altro tutti sacrosanti, ma l'estate prossima rischiamo un bis la cui entità non è possibile prevedere.
Ma vi è un secondo motivo di angoscia di cui mi sono reso conto in un secondo tempo, e questa dovuta all'affresco altmaniano che il regista ci offre sui comportamenti di una umanità variegata che va dal carcerato evaso suo malgrado all'improvvisata guardia del corpo, dal blogger compulsivo con moglie depressa e figlio borderline alla famiglia di industriali del turismo. E' deprimente oltre che angosciante vedere come questa umanità si comporti una volta sottoposta alla prova da sforzo della siccità, in pratica accentuando i difetti del mondo contemporaneo: egoismo e narcisismo (il blogger e gli industriali), fragilità (lo scienziato che si lascia corrompere dal mondo delle terrazze romane e il povero autista di taxi che si affida alla cocaina), incomunicabilità (la famiglia del blogger), violenza (la guardia del corpo). Poche le eccezioni: la moglie del blogger, commovente nel suo attaccamento alle piantine, possibile succedaneo della mancanza di amore in famiglia, i due giovani innamorati, il carcerato, quest'ultimo peraltro apparentemente preda di un deficit cognitivo. E a questo quadro fanno da sfondo i media, in particolare la televisione, che Virzì ci mostra all'opera nel selezionare le notizie non tanto per la loro importanza e veridicità, ma semplicemente in base all'impatto che prevedibilmente potranno avere sul pubblico (a questo proposito vedasi le ultime righe del paragrafo precedente).
Rimane da esaminare il finale: finalmente piove, ma non piovono rane come in “Magnolia" (P.T. Anderson, 2009) a simboleggiare il compiersi di una punizione divina per i comportamenti dell'umanità, piove invece acqua. Che significato possiamo dare a questa pioggia, quello di salvatrice di una umanità che non sembra meritare di essere salvata? O dobbiamo forse pensare che si tratti dell'inizio di un nuovo diluvio universale che spazzerà via il genere umano?






