Dentro l'Immagine
Un'immagine può essere apprezzata per le sue qualità puramente estetiche ("mi piace"), ma in essa esistono anche significati che possono non essere immediatamente colti, soprattutto in un mondo pieno di immagini come quello in cui viviamo. E' quindi necessario prendersi il tempo per entrare nell'immagine (in questo blog in particolare, ma non solo, cinematografica) alla ricerca di questi significati.
venerdì 1 maggio 2026
"Il caso 137", Dominik Moll (2025)
martedì 21 aprile 2026
“È l’ultima battuta?”, Bradley Cooper (2025)
Alex inizia in modo casuale ad esibirsi come "stand-up comedian” in locali notturni di New York e lo fa raccontando le storie della sua separazione da Tess. Fin qui nulla di strano, esporre i propri problemi è un buon modo per alleggerirsi il cuore, il sacramento della confessione e le sedute dallo psicanalista ne sono una prova, e la "stand-up comedy" può essere un equivalente. Quello che può stupire è invece che il pubblico rida nell'ascoltare queste sventure, pur se raccontate con il sorriso sule labbra; quale può essere il motivo di questo comportamento? Potrebbe trattarsi di una manifestazione di “schadenfreude”, ma più probabilmente è la spersonalizzazione che si viene creando quando qualcuno si esibisce in pubblico, soprattutto con un soliloquio. È come se lo spettatore assistesse ad una “fiction" in cui il "comedian" racconta una storia immaginaria e quindi buffa anche se drammatica, purché sia ben raccontata.
Ma il nòcciolo della narrazione sono le motivazioni per cui Alex e Tess si separano, è lì che il film espone problematiche che probabilmente sono alla base della crisi attuale dell’istituto matrimoniale. Vi sono due occasioni in cui ciò si disvela. Un primo momento è quando Alex dichiara “Non mi ero innamorato di te ma dell'idea che mi ero fatto di te”. Curiosamente quasi le stesse parole vengono usate da Marcel Proust in una delle tante analisi che il protagonista di “Alla ricerca del tempo perduto” fa dei rapporti d’amore. Ed è proprio così: nella fase iniziale di un rapporto, quindi nell’innamoramento, ci si può fare un’idea della persona che amiamo diversa da quello che questa persona è e quando ce ne rendiamo conto può insorgere la delusione e allora è crisi oppure l’accettazione, cioè il ritenere che le diversità che riscontriamo rispetto alla nostra prima impressione non siano tali da giustificare una rottura. Alex capisce che le cose stanno così e a nostra volta noi capiamo che ha capito perché egli sostituisce la gigantografia di Tess, atletica e ripresa di spalle mentre sembra volare durante una partita di pallavolo, con una sempre di lei, ma ripresa di fronte, imbronciata, spettinata e vestita dimessamente. E il secondo momento si correla al primo quando Alex esclama “Non ero infelice del nostro matrimonio ma nel nostro matrimonio” e significa che egli ha capito che la prospettiva di un matrimonio di rose e fiori tutto in discesa è assolutamente irreale, l’infelicità fa parte della vita e quindi anche del matrimonio, ma proprio la forza del legame matrimoniale aiuta a superare i momenti difficili. Visto in quest’ottica questo film può essere definito utile, o se vogliamo addirittura didattico, se potrà invogliare coppie in difficoltà a riflettere sul loro legame prima di decidere di buttare tutto all’aria.
mercoledì 15 aprile 2026
"Lo Straniero", François Ozon (2025)
La trama è nota: nella Algeri del 1938 vive Mersault (Benjamin Voisin), giovane impiegato di livello medio-basso la cui madre muore all'inizio del film, evento che non sembra colpirlo più di tanto. Il giorno dopo egli allaccia una relazione con una giovane che già conosceva, Marie (Rebecca Marder) e la giornata decorre fra cinema e sesso. Nel corso di una domenica pomeriggio passata sulla spiaggia con Marie ed amici Mersault uccide a revolverate un giovane arabo che aveva in precedenza ferito a coltellate un suo amico. Incarcerato e processato, viene condannato a morte.
Mersault vive la sua vita nella più completa indifferenza che manifesta, oltre che in occasione della morte della madre, anche nei confronti di prospettive di progressione sul lavoro e di una proposta di matrimonio da parte di Marie. La sua impassibilità scompare alla fine della vicenda quando un sacerdote va a trovarlo in carcere. In quell'occasione Mersault perde la testa e per la prima volta esprime con violenza il suo pensiero, la sua rabbia per il fatto di vivere una vita di cui percepisce l'insensatezza e per la quale sembra non avere alcun attaccamento. E l'essere stato condannato non tanto per il delitto in sé (probabilmente uccidere un arabo ad Algeri da parte di un francese nel 1938 sarebbe stato come uccidere un nero da parte di un bianco in Alabama nella stessa epoca), ma per averlo fatto senza dimostrare emozione o pentimento è per lui un altro aspetto dell'assurdità della vita. Un altro momento in cui Mersault perde la sua indifferenza si verifica in sogno, il momento in cui l’inconscio prende il sopravvento sulla ragione. Egli sogna di essere condotto alla ghigliottina e di incontrarvi la madre con cui ha un breve colloquio; questo squarcio nella sua corazza ci permette forse di gettare uno sguardo sulla sua vera natura, seppellita sono l’indifferenza che lo caratterizza in condizione di veglia.
Chi è lo straniero? Comunemente si ritiene che si tratti di Mersault, straniero perché diverso da tutti gli altri nel suo modo di vivere la vita; un'alternativa è che lo straniero sia invece l'arabo da lui ucciso. Mentre infatti la voce narrante del telegiornale che apre il film declama la meraviglia della convivenza di francesi ed arabi in Algeri la realtà è diversa: sono due mondi separati, gli arabi non possono entrare nei cinema (e torniamo al parallelo con l'Alabama del 1938) che, recita il cartello, sono proibiti agli "indigeni" e la stessa sorella dell'ucciso Djamila (Hajar Bouzaouit) lo dice chiaramente a Marie: suo fratello era uno straniero in patria.
E ancora, la figura di Mersault è da considerare completamente negativa? Se è vero che uccidere una persona è un atto esecrabile è anche vero che ognuno ha il diritto di non essere giudicato in base alle sue emozioni, purché non danneggi altri. Mersault si comporta come se fosse affetto (e forse lo era) da un disturbo dello spettro autistico per cui l’insistenza con cui il procuratore nel corso del processo sottolinea la sua mancanza di emozioni, scatenando l’ira del pubblico e condizionando sicuramente il giudizio della giuria, non sembra render ragione all’imputato, pur colpevole, va ripetuto, di omicidio con la possibile attenuante della legittima difesa (l’arabo aveva estratto un coltello).
Ed infine Mersault muore solo, come forse era il suo destino (muore solo in francese: “meurt sol” suona come il suo cognome). Il paradosso del suo ultimo pensiero "Perché tutto possa compiersi, per sentirmi meno solo, non dovevo far altro che desiderare che ci fosse una grande folla di spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi salutassero con grida d’odio” sottolinea il suo desiderio di distinguersi dagli altri attraverso le grida di odio che lo salutano e che lo fanno sentire meno solo perché marcano la sua distanza dagli altri e di conseguenza la compagnia con se stesso.
martedì 7 aprile 2026
"The life of Chuck", Mike Flanagan (2024)
venerdì 3 aprile 2026
“Mio fratello è un vichingo”, Anders Thomas Jensen (2025)
Anker (Nicolaj Lie Kaas) ha rapinato una banca; inseguito dalla polizia riesce a nascondere il bottino in una cassetta di sicurezza nel deposito di una stazione e a consegnarne la chiave al fratello Manfred (Mads Mikkelsen) prima di essere arrestato, chiedendogli di seppellire la sacca con il denaro in un bosco adiacente la loro vecchia casa di famiglia. Scontati 15 anni di carcere, Anker chiede a Manfred di indicargli il posto dove è nascosto il bottino. Peccato che quest’ultimo sia affetto da un Disturbo Dissociativo dell'Identità (DDI) che comporta, oltre al fatto di ritenere di essere John Lennon, episodi di amnesia e tendenze autolesionistiche e suicidarie. Anker decide quindi di caricare Manfred/John in macchina e portarselo nella vecchia casa di famiglia, attualmente adibita a Bed & Breakfast, per cercare di evocare il ricordo del nascondiglio. A questo punto la narrazione si arricchisce di una serie di personaggi che definire bizzarri è un eufemismo, da un sedicente psichiatra che si rivela essere in realtà un paziente psichiatrico alla coppia di gestori del B&B in cui la moglie tira di boxe con un punching ball ed il marito beve vino rosso dalla mattina alla sera dedicandosi con scarso successo alla sartoria ed alla scrittura di libri per l’infanzia a un paio di psicopatici anch’essi affetti da DDI uno dei quali ritiene di essere a volte George Harrison e a volte Paul McCartney, mentre l’altro (muto) si ritiene Ringo Starr. Senza svelare se il povero Anker riuscirà a recuperare il grisbì possiamo addentrarci nelle tematiche che emergono dalla narrazione, ad esempio la linea di confine fra normalità e follia, estremamente sfumata tanto che l’unica persona che spicca per “normalità” è Anker, cioè un rapinatore con problemi di gestione della rabbia. Un altro aspetto interessante è la definizione di realtà ossia se essa sia da considerare un qualcosa di omogeneo, quindi uguale per tutti o se ognuno abbia diritto ad una sua realtà, mediata dalle proprie esperienze e ricordi. Quest’ultimo aspetto è piuttosto interessante perchè nel corso della narrazione apprendiamo che i comportamenti di Manfred ed Anker, e quindi la loro visione della realtà, sono stati fortemente condizionati da una figura paterna autoritaria e violenta.
giovedì 26 marzo 2026
"L'isola dei ricordi", Fatih Aikin (2025)
All'inizio della narrazione, del dodicenne Nanning (Jasper Billlerbeck) abbiamo qualche notizia solo in merito al presente: originario di Amburgo, di famiglia benestante, figlio di un gerarca nazista, si trasferisce durante la guerra sull'isola di Amrum nel mare del nord insieme alla madre, alla zia, a un fratello ed una sorella minori (un'altra sorellina arriverà nel corso del film). Su quest’isola, dove la famiglia possiede una casa di balenieri da nove generazioni, Nanning lavora nei campi di Tessa (Diane Kruger) insieme all'amico Hermann (Kian Koeppke) per procurare cibo alla famiglia. Durante questo soggiorno apparentemente pacifico (della guerra ci si accorge solo per il passaggio degli aerei e per l'arrivo di profughi, malvisti dai locali) Nanning verrà a conoscenza di un passato della sua famiglia che ignorava completamente, avrà diretta esperienza della morte scoprendo il cadavere dello zio Onno (Jan Georg Schuette), fedele nazista suicidatosi alla notizia della sconfitta della Germania, si impegnerà fino a rischiare la morte per nutrire la madre Hille (Laura Tonke) e ne avrà in cambio ben poche manifestazioni di affetto, percepirà la sensazione dell'essere estraneo in una terra che considerava sua, avrà l’occasione di dimostrare la sua umanità salvando dall’annegamento un giovane profugo che giorni prima gli aveva rubato con la violenza del cibo prezioso, sperimenterà il disprezzo del prossimo nei confronti della sua famiglia, non più temuta e rispettata dopo la caduta del nazismo, capirà che nel mondo spesso vale la regola latina mors tua vita mea quando, costretto da un cacciatore in cambio come sempre di cibo, si troverà in prima persona a tendere una trappola mortale ad una foca. Il film rappresenta quindi una storia di formazione condensata in 90 minuti dalla quale Nanning uscirà da adulto dopo esservi entrato da bambino, una storia difficile, faticosa e pericolosa, metaforicamente analoga al percorrere quelli che gli abitanti di Amrum chiamano "campi fangosi” (watt in tedesco), una vasta porzione di spiaggia che con l’alta marea si trasforma rapidamente in una pericolosissima distesa di sabbie mobili ed acqua alta. E in conclusione, ricaverà qualcosa il nostro Nanning da questa faticosa e pericolosa esperienza? Riceverà un segnale di approvazione per tutto il da fare che si è dato per gli altri nel corso della narrazione? Fortunatamente sì, sarà il semplice dono di una collana di cuoio che riceve, mentre con la famiglia si appresta a tornare ad Amburgo, dalla sorella del profugo cui aveva salvato la vita; questa collana ed il sorriso della ragazza riescono ad evocare sul volto di Nanning per la prima volta un sorriso, sorriso che rimarrà sul suo volto quando nella sequenza finale lo rivediamo anziano in riva al mare, avendo assolto ciò che si era proposto e cioè tornare ad Amrum, la sua casa.






