Di fronte ad un'opera d'arte è spesso interessante chiedersi perché l'artista l'abbia creata. Nel caso di questo film la domanda va invece formulata diversamente: come avrebbe potuto l'artista non crearla? Se consideriamo infatti la filmografia di Christopher Nolan risulta evidente un tema comune che va oltre il suo interesse per gli enigmi spazio-temporali e cioè l'essere umano che affronta il proprio destino (o fato, se vogliamo sottolinearne l'ineluttabilità) appesantito dai demoni del suo passato. Eccone qualche esempio in ordine cronologico: Leonard Shelby (Memento, 2002), Bruce Wayne (Il cavaliere oscuro, 2008), Dom Cobb (Inception, 2010), Joseph Cooper (Interstellar, 2014), J. Robert Oppenheimer (Oppenheimer, 2023). Nolan non avrebbe potuto quindi evitare di dedicarsi alla figura di Odisseo che rappresenta il prototipo di tutti questi personaggi e in definitiva di tutti noi esseri umani, chiamati a vivere la nostra esistenza, come recita la "picciola orazione" che Dante fa pronunciare a Odisseo nel XXVI canto dell'Inferno: "Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”, in equilibrio fra l'esercizio della virtù e la conoscenza, sia del nostro passato che di quella cui aspiriamo nel futuro
Dentro l'Immagine
Un'immagine può essere apprezzata per le sue qualità puramente estetiche ("mi piace"), ma in essa esistono anche significati che possono non essere immediatamente colti, soprattutto in un mondo pieno di immagini come quello in cui viviamo. E' quindi necessario prendersi il tempo per entrare nell'immagine (in questo blog in particolare, ma non solo, cinematografica) alla ricerca di questi significati.
mercoledì 29 luglio 2026
"Odissea", Christopher Nolan (2026)
mercoledì 15 luglio 2026
"Il sentiero azzurro”, Gabriel Mascaro (2025)
All’età di 77 anni Tereza (Denise Weinberg) rientra automaticamente in un programma dedicato dal governo brasiliano agli anziani grazie al quale essi vengono in pratica legalmente interdetti, soggetti al permesso dei figli per svolgere qualsiasi attività ed inviati in colonie a passare gli ultimi anni della loro vita. Tereza non ci sta e sceglie la fuga per recuperare la sua libertà. Partendo da questo programma (ovviamente di fantasia) la narrazione si snoda come un “road movie”, ma non sulla strada, bensì sulle acque del Rio delle Amazzoni e dei suoi affluenti che Tereza percorre in barca insieme a tre personaggi che si succedono in ordine cronologico: Cadu (Rodrigo Santoro), Ludemir (Adanilo) e Roberta (Miriam Socarras) con i quali intraprenderà un rapporto di reciproco scambio che arricchirà tutti, come dovrebbe avvenire in un mondo dove i rapporti umani fossero improntati all’amore e all’interesse per il prossimo e non solo per se stessi.
Cosa troviamo oltre a questo messaggio nel bel film di Mascaro? Sul piano sociale o meglio sociologico nulla di positivo. Il governo brasiliano infatti decide di mettere in atto questo esilio forzato degli anziani per motivi solo apparentemente umanitari ma in realtà economici, cioè liberare figli e nipoti dalle preoccupazioni legate alla gestione degli anziani e così incrementare la produttività. Si tratta quindi di un ulteriore esempio di come il Dio Denaro possa prevalere sui diritti umani, in questo caso sulla libertà individuale e specificamente quella di fare ciò che si desidera, come ricorda Isaiah Berlin nel suo saggio del 1958, contrapponendola alla libertà da qualcosa che non si desidera. Deprimente anche il rapporto fra Tereza e la figlia Joana (Clarissa Pinheiro) la quale non esita ad aderire al progetto governativo, impedendo alla madre persino di soddisfare un suo desiderio covato per tutta la vita: compiere un viaggio anche breve in aereo (da notare che Tereza è totalmente autosufficiente nonostante i 77 anni e lo dimostra muovendosi agilmente su passerelle e imbarcazioni che metterebbero in difficoltà un sessantenne). Si tratta in questo caso di una rottura del tacito patto sociale che unisce genitori e figli: io ti aiuto a crescere e tu mi aiuti quando ne avrò bisogno.
C’è poi un ultimo aspetto che aleggia su tutto il film, il rapporto fra Umanità e Natura, quest’ultima ampiamente presente attraverso il frequente ricorso a riprese panoramiche del meraviglioso ambiente amazzonico. Ma questo rapporto non si svolge solo sul piano delle immagini, coinvolge direttamente esseri umani e natura come nel caso della lumaca la cui bava azzurra instillata negli occhi permette di vedere miracolosamente il futuro come Cadu insegna a Tereza e ancora nel caso della lotta fra il pesce rosso ed il pesce bianco (una scena clamorosa sul piano estetico) vinta da quest’ultimo, grazie alla quale Tereza, che aveva audacemente puntato su di lui la barca di Roberta, conquista un bel gruzzolo che le permetterà di continuare a girovagare senza meta per le acque amazzoniche con Roberta, sua anima gemella, libera da ogni condizionamento. Il regista esprime in questo modo il debito che gli esseri umani hanno con la natura, debito che purtroppo non viene né riconosciuto né ripagato.
In chiusura una nota pratica: in Brasile è in vigore dal 2003 lo "Statuto della Persona Anziana”, una legge che tutela in modo ampio e dettagliato i diritti degli anziani che in quella nazione sono quindi ben più protetti che in altre.
giovedì 9 luglio 2026
“Disclosure day", Steven Spielberg (2026)
La trama narra di una popolazione aliena che ha a più riprese visitato la terra e in occasione di queste “visite” ha inoculato nei due protagonisti del film: Margaret (Emily Blunt) meteorologa e Daniel (Josh O’Connor) informatico, capacità sovrumane. Lei è dotata di una illimitata empatia che le permette di sapere tutto di una persona semplicemente guardandola negli occhi, mentre lui interpreta senza alcuna difficoltà e rende verbalmente nel linguaggio alieno le formule matematiche, estremamente complesse, che sono alla base della struttura dell’Universo. È evidente il richiamo alla duplicità degli esseri umani, caratterizzati sia da spirito (Margaret) che da razionalità (Daniel). La vicenda degli alieni è tenuta segreta dalla Wardex, un’organizzazione paragovernativa diretta da Noah (Colin Firth), per evitare che la rivelazione (disclosure appunto) possa causare una grave turbativa dell’ordine sociale. Lo scopo dell’organizzazione di cui è a capo Hugo (Colman Domingo) e di cui fa parte Daniel è al contrario di pubblicare online tutto il materiale audio/video in possesso della Wardex affinché tutti sappiano tutto degli alieni in un momento delicatissimo in cui il mondo è sull’orlo della terza guerra mondiale. Ed ecco una prima questione da valutare: è giusto che tutti sappiano tutto o invece vi sono cose che vanno tenute nascoste? Questione estremamente difficile che già si era presentata all’attenzione del pubblico ai tempi di WikiLeaks, con l’opinione pubblica divisa nettamente in due. Una risposta sicura probabilmente non esiste. La presenza da sempre di servizi segreti in tutte le nazioni del mondo dovrebbe orientare alla liceità di tenere nascoste al pubblico delle informazioni ma il problema reale è chi decide che cosa può essere reso pubblico e che cosa no. Nel caso che si presenta nel film la ricaduta della pubblicazione sarebbe senz’altro negativa per il governo che ne uscirebbe reo di aver nascosto informazioni clamorosamente importanti, ma sarebbe forse utile per raggiungere un'unione globale dei 7-8 miliardi di essere umani che vivono sulla Terra grazie ad un fenomeno di empatia universale che potrebbe favorire la pace nel mondo. In realtà però se tutti sapessero cosa tutti pensano e provassero le emozioni che tutti provano, la convivenza non sarebbe possibile, dobbiamo accettare volenti o nolenti che un minimo di ipocrisia (in senso buono) è necessario per convivere. La narrazione si chiude lasciando un punto interrogativo: non sappiamo infatti quale sia il contenuto del messaggio che l’anziano alieno comunica a Daniel ed a Margaret e che quest’ultima annuncia con l’ultima parola del film: “Ascoltate”. Sembra quasi che si possa trattare di una profezia e questo ci porta all’aspetto religioso, ben presente nel film attraverso la figura della ragazza di Daniel, Jane (Eve Hewson) ex-novizia, e della sua mentore Suor Maura (Elisabeth Marvel). La fede aiuta Jane a combattere i tentativi di Noah di entrare nella sua mente e dirigerne le azioni e Suor Maura ritiene che sarebbe molto strano se Dio avesse creato l’Universo esclusivamente per gli esseri umani. E se facciamo riferimento all’introduzione dell’enciclica “Magnifica Humanitas”, Leone XIV vi cita la ricostruzione delle mura e del tempio di Gerusalemme distrutte dai babilonesi (Ne 1-2) come un esempio della necessità di agire con comunanza di responsabilità e di doveri, con il pensiero rivolto al Bene comune e in quest’ottica l’idea di una maggiore empatia fra esseri umani si trova in accordo con le posizioni della Chiesa.
In conclusione, le scene finali del film che ritraggono tutti gli esseri umani ipnotizzati davanti allo schermo dei loro smartphone che riproducono i file della Wardex portano alla mente le scene finali di “Bugonia” (Yorgos Lanthimos, 2025) con i cadaveri di tutti gli esseri umani sterminati dal semplice gesto di un dito alieno (sterminio compiuto con l’idea di rigenerare l’Umanità stessa). Due modi piuttosto diversi di interpretare il rapporto fra Umani ed Alieni.
lunedì 8 giugno 2026
"Amarga Navidad", Pedro Almodóvar (2026)
domenica 17 maggio 2026
“Resurrection”, Bi Gan (2025)
venerdì 1 maggio 2026
"Il caso 137", Dominik Moll (2025)
martedì 21 aprile 2026
“È l’ultima battuta?”, Bradley Cooper (2025)
Alex inizia in modo casuale ad esibirsi come "stand-up comedian” in locali notturni di New York e lo fa raccontando le storie della sua separazione da Tess. Fin qui nulla di strano, esporre i propri problemi è un buon modo per alleggerirsi il cuore, il sacramento della confessione e le sedute dallo psicanalista ne sono una prova, e la "stand-up comedy" può essere un equivalente. Quello che può stupire è invece che il pubblico rida nell'ascoltare queste sventure, pur se raccontate con il sorriso sule labbra; quale può essere il motivo di questo comportamento? Potrebbe trattarsi di una manifestazione di “schadenfreude”, ma più probabilmente è la spersonalizzazione che si viene creando quando qualcuno si esibisce in pubblico, soprattutto con un soliloquio. È come se lo spettatore assistesse ad una “fiction" in cui il "comedian" racconta una storia immaginaria e quindi buffa anche se drammatica, purché sia ben raccontata.
Ma il nòcciolo della narrazione sono le motivazioni per cui Alex e Tess si separano, è lì che il film espone problematiche che probabilmente sono alla base della crisi attuale dell’istituto matrimoniale. Vi sono due occasioni in cui ciò si disvela. Un primo momento è quando Alex dichiara “Non mi ero innamorato di te ma dell'idea che mi ero fatto di te”. Curiosamente quasi le stesse parole vengono usate da Marcel Proust in una delle tante analisi che il protagonista di “Alla ricerca del tempo perduto” fa dei rapporti d’amore. Ed è proprio così: nella fase iniziale di un rapporto, quindi nell’innamoramento, ci si può fare un’idea della persona che amiamo diversa da quello che questa persona è e quando ce ne rendiamo conto può insorgere la delusione e allora è crisi oppure l’accettazione, cioè il ritenere che le diversità che riscontriamo rispetto alla nostra prima impressione non siano tali da giustificare una rottura. Alex capisce che le cose stanno così e a nostra volta noi capiamo che ha capito perché egli sostituisce la gigantografia di Tess, atletica e ripresa di spalle mentre sembra volare durante una partita di pallavolo, con una sempre di lei, ma ripresa di fronte, imbronciata, spettinata e vestita dimessamente. E il secondo momento si correla al primo quando Alex esclama “Non ero infelice del nostro matrimonio ma nel nostro matrimonio” e significa che egli ha capito che la prospettiva di un matrimonio di rose e fiori tutto in discesa è assolutamente irreale, l’infelicità fa parte della vita e quindi anche del matrimonio, ma proprio la forza del legame matrimoniale aiuta a superare i momenti difficili. Visto in quest’ottica questo film può essere definito utile, o se vogliamo addirittura didattico, se potrà invogliare coppie in difficoltà a riflettere sul loro legame prima di decidere di buttare tutto all’aria.






