Mariano De Santis (Toni Servillo) è un presidente della Repubblica italiana di cui Sorrentino narra il semestre bianco, l’ultimo del mandato settennale. Lo affianca la figlia nubile Dolores (Anna Ferzetti), anch’essa, come il padre, giurista. Il rapporto fra i due, al di là dell’affetto, è spesso conflittuale: lei caratterizzata da idee chiare e voglia di fare, lui portato a prendere tempo, a temporeggiare per non decidere. Oltre alle abituali incombenze del suo incarico quali conferimento di onorificenze, colloqui con capi di stato e ambasciatori, ecc. De Santis deve affrontare nel suo semestre tre questioni spinose: due richieste di grazia per detenuti per omicidio del coniuge, Isa Rocca (Lina Messerklinger) il marito violento e Ugo Romani (Massimo Venturiello) la moglie ammalata di Alzheimer. La terza questione è rappresentata dalla firma di una legge volta a regolare l’eutanasia, argomento molto spinoso per De Santis, cattolico praticante ed ex DC.
Per quest’ultimo problema il dilemma di fondo per De Santis è chi sia il proprietario dei nostri giorni, da cui discende la liceità o meno di togliersi la vita. Il percorso che lo porterà alla decisione è costellato di consulti con amici, con la figlia, persino con il Papa; possiamo intuire che alla fine approverà la legge anche perché la sua distanza dalla religione va aumentando, lo dice lui stesso quando ripetutamente riferisce di addormentarsi mentre prega. Approverà quindi la legge, forse perché ha assistito alla lunga agonia di uno dei cavalli del Quirinale, gravemente malato, che in precedenza aveva proibito di sopprimere.
Isa Rocca (splendidi occhi verdi, trucco perfetto, legami con il mondo della politica) ha ucciso con 18 pugnalate il marito nel sonno dopo una lunga convivenza segnata da frequenti episodi di violenza e crudeltà. De Santis le concede alla fine la grazia perché l’omicidio andava a suo modo di vedere interpretato come "legittima difesa preventiva”, concetto evidentemente molto rischioso.
Ugo Romani (misero e malmesso, privo di legami importanti) non ha chiesto la grazia, l’hanno chiesta per lui tutti i suoi concittadini nel paese in cui vive, tranne il sindaco e la sua consorte. A lui la grazia viene da De Santis negata (come sia possibile negare qualcosa a qualcuno che non l’ha mai chiesto potrebbe essere oggetto di discussione) per motivi non chiarissimi (De Santis dichiara che Romani era “rotto dentro”).
Nel corso della narrazione non mancano le lodi a De Santis per i suoi meriti di grande giurista ed esperto uomo politico che è riuscito a superare ben sei crisi di governo in sette anni. Credo sia lecito il dubbio in merito alla prima proposizione e se in questo modo Sorrentino ha voluto dimostrarci che non esiste giustizia indubbiamente c’è riuscito.
Cosa sappiamo della vita personale di Mariano? È vedovo da 8 anni e rimane legatissimo al ricordo della moglie, seppure con un ma: lei lo aveva tradito senza mai dirgli con chi e il cruccio (per il tradimento o perché non sa con chi è stato perpetrato?) lo perseguita. Verso la fine della narrazione, dopo un’apoteosi di metafore simil-felliniane (il premier portoghese colto dalla tempesta in una scena interminabile al rallentatore, il robot-cane, il balletto moderno) arricchita da una colonna sonora martellante fra techno e rap, ecco la rivelazione: l’amante segreto di sua moglie era la loro carissima amica Coco (Milvia Marigliano), celebre critica d’arte e donna di una antipatia e volgarità incommensurabili. E la narrazione volge al termine con una scena che meriterebbe l’Oscar per la depressione: finito il settennato Mariano cena frugalmente nel suo appartamento con Coco, dedita all’usuale turpiloquio, guardandola di sottecchi preoccupato come per chiedersi: ma era veramente lei l’amante di mia moglie?

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