venerdì 1 maggio 2026

"Il caso 137", Dominik Moll (2025)

Stéphanie (Léa Drucker) è un dirigente dell'IGPN, il dipartimento della polizia francese che indaga in merito ad eventuali comportamenti illeciti da parte di agenti della forza pubblica. Nel dicembre del 2018 le viene affidato il caso 137, riguardante il ferimento di un giovane manifestante, Guillaume (Côme Péronnet), durante una manifestazione di protesta dei "Gilet gialli", verificatosi, secondo la testimonianza di un suo amico, ad opera di agenti in borghese. Va aggiunto che Guillaume si era unito alla manifestazione quasi nello spirito di una gita di piacere a Parigi insieme alla famiglia e quindi era tutt'altro che un rivoluzionario. 
La narrazione mette in evidenza un problema di difficile soluzione, se sia cioè possibile mantenere un equilibrio di giudizio fra la tutela di una vittima che tutto farebbe pensare innocente e la protezione del corpo di polizia, spesso accusato per definizione di violenza in assenza di  prove certe.
L'indagine di Stéphanie risulta piuttosto complessa per le reticenze sia dei poliziotti che dei testimoni, ma soprattutto di una testimone, Alicia (Guslagie Malanda), che ha avuto l'occasione di girare un video del ferimento di Guillaume e che oppone inizialmente molta resistenza a concederlo per l'uso nelle indagini temendo ritorsioni. Ma Stéphanie è piuttosto testarda e riuscirà ad ottenere questo video che fornisce una prova solo apparentemente inoppugnabile dell'avvenuto. Infatti due poliziotti hanno sparato contemporaneamente ed è impossibile capire quale dei due sia responsabile del ferimento; Guillaume inoltre si gira indietro nel fuggire dai poliziotti i quali sostengono che lo avesse fatto per lanciare loro un oggetto offensivo. Giustificano inoltre l'aver dato un calcio al ragazzo già a terra sostenendo che sembrava voler estrarre qualcosa di tasca. Mille complicazioni insomma per un caso apparentemente risolvibile con un video e questo è un caveat da tenere ben presente quando si esprimono giudizi sui video virali che girano su Internet. 
E alla fine prevarrà la ragion di stato, basata su una motivazione discutibile: Stéphanie non poteva essere obiettiva perché originaria dello stesso paese di Guillaume, la sua indagine è quindi priva di valore. Ne conseguono nessuna responsabilità per la polizia e nessun indennizzo per Guillaume che riporterà danni permanenti della funzione cerebrale.
Il cuore del regista batte evidentemente per la vittima e nel guardare il film è difficile non provare rabbia per le reticenze della polizia, ma non va dimenticato che le cose non sono mai semplici soprattutto in presenta di rapporti amicali o famigliari, come abbiamo visto in un altro bel film del 2021, "Il Legionario" di Hleb Papou, come non va dimenticato che l'interpretazione del rapporto fra manifestanti e polizia come equivalente al rapporto fra proletari e potere, è fallace, come chiaramente affermato già negli anni '60 da Pier Paolo Pasolini.