martedì 7 aprile 2026

"The life of Chuck", Mike Flanagan (2024)

Charles "Chuck" Krantz (Jacob Tremblay da bambino, Tom Hiddleston da adulto) è un contabile, impiego che rappresenta il prototipo di un'esistenza grigia e priva di fantasia. Di lui seguiamo la vita a ritroso, a partire dalla morte avvenuta a 39 anni per un tumore al cervello ed accompagnata dalla comparsa di cartelli stradali che lo ringraziano per "39 anni fantastici". In coincidenza con la scomparsa di Chuck e la comparsa dei cartelli inizia a verificarsi una serie di eventi, quali la scomparsa di Internet ed il progressivo spegnersi delle stelle, che fanno presagire una possibile prossima fine del mondo. In questa prima parte del film la narrazione è affidata a Marty (Chiwetel Ejiofor), insegnante di scuola media, e alla sua ex moglie Felicia (Karen Gillan), infermiera. Andando a ritroso nel tempo troviamo Chuck in età adulta che improvvisa in strada un balletto al suono di una giovane musicista, coinvolgendo una passante e suscitando l'entusiasmo degli astanti. Ancora più indietro nel tempo lo vediamo bambino, orfano di entrambi i genitori, accudito dal nonno Albie (Mark Hamill) che lo incoraggia a studiare la matematica, materia fondante della struttura dell’universo, e dalla nonna Sarah (Mia Sara) che lo introduce alla musica e soprattutto alla danza, grazie alla quale egli diventerà assai popolare fra gli alunni della sua scuola nella quale, guarda caso, troviamo Marty, sì proprio lui, alla stessa età di quando Chuck morirà una trentina di anni più tardi. Infine, nella casa dei nonni vi è una stanza nel sottotetto in cui Albie gli proibisce severamente di entrare. Al momento di vendere la casa dopo la morte dei nonni Chuck decide di entrare nella stanza proibita e vede se stesso (si riconosce anche per una cicatrice sul dorso della mano) sul letto di morte. Dopo un momento di comprensibile stupore, si gira ed esce con decisione dalla stanza, come per gettarsi alle spalle questa visione.
La narrazione affronta con tono volutamente leggero tematiche profonde ispirate dal verso "Sono vasto, contengo moltitudini” tratto dall’opera del poeta americano Walt Whitman (1819-1892) "Canzone di me stesso” che la maestra di Chuck insegna a scuola. Questa frase può essere interpretata sia come contengo molte sfaccettature variabili e contraddittorie che insieme contribuiscono a definirmi, interpretazione avvalorata dal verso che la precede "Mi contraddico? Ebbene mi contraddico”, ma anche come contengo in me tutto l’universo, interpretazione avvalorata da un verso dell’incipit dell’opera "perché ogni atomo che mi appartiene appartiene anche a te”. Ebbene il film vale per entrambe le interpretazioni, Chuck infatti è caratterizzato da aspetti contraddittori quali un lavoro privo di fantasia associato ad una capacità innata di eccellere in una attività fantasiosa quale il ballo, ma riesce anche, grazie a questa sua seconda caratteristica, ad entrare in sintonia con tutti, grandi e piccoli, generando un sentimento unitario di gioia con la sua danza. E questo messaggio che Chuck condivide con tutti è rafforzato dalla sua reazione alla vista di se stesso morente, la sua uscita decisa dalla stanza significa infatti voglio godere la mia vita pensando all’hic et nunc, il qui ed ora, senza pensare al futuro. Chuck rappresenta quindi una fonte di speranza per l’umanità intera, particolarmente importante in un momento in cui sembra che sia prossima la fine del mondo. Ecco il perché dei cartelli di ringraziamento ed ecco perché, anche grazie alla dissociazione della sua vita dallo scorrere del tempo che rende il suo messaggio universale, Chuck può essere interpretato come un Messia laico. E a proposito di Messia: è forse troppo chiedersi se sia solo un caso che l’età della sua morte, 39 anni, è pari a 33+3+3? 
 

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