Anker (Nicolaj Lie Kaas) ha rapinato una banca; inseguito dalla polizia riesce a nascondere il bottino in una cassetta di sicurezza nel deposito di una stazione e a consegnarne la chiave al fratello Manfred (Mads Mikkelsen) prima di essere arrestato, chiedendogli di seppellire la sacca con il denaro in un bosco adiacente la loro vecchia casa di famiglia. Scontati 15 anni di carcere, Anker chiede a Manfred di indicargli il posto dove è nascosto il bottino. Peccato che quest’ultimo sia affetto da un Disturbo Dissociativo dell'Identità (DDI) che comporta, oltre al fatto di ritenere di essere John Lennon, episodi di amnesia e tendenze autolesionistiche e suicidarie. Anker decide quindi di caricare Manfred/John in macchina e portarselo nella vecchia casa di famiglia, attualmente adibita a Bed & Breakfast, per cercare di evocare il ricordo del nascondiglio. A questo punto la narrazione si arricchisce di una serie di personaggi che definire bizzarri è un eufemismo, da un sedicente psichiatra che si rivela essere in realtà un paziente psichiatrico alla coppia di gestori del B&B in cui la moglie tira di boxe con un punching ball ed il marito beve vino rosso dalla mattina alla sera dedicandosi con scarso successo alla sartoria ed alla scrittura di libri per l’infanzia a un paio di psicopatici anch’essi affetti da DDI uno dei quali ritiene di essere a volte George Harrison e a volte Paul McCartney, mentre l’altro (muto) si ritiene Ringo Starr. Senza svelare se il povero Anker riuscirà a recuperare il grisbì possiamo addentrarci nelle tematiche che emergono dalla narrazione, ad esempio la linea di confine fra normalità e follia, estremamente sfumata tanto che l’unica persona che spicca per “normalità” è Anker, cioè un rapinatore con problemi di gestione della rabbia. Un altro aspetto interessante è la definizione di realtà ossia se essa sia da considerare un qualcosa di omogeneo, quindi uguale per tutti o se ognuno abbia diritto ad una sua realtà, mediata dalle proprie esperienze e ricordi. Quest’ultimo aspetto è piuttosto interessante perchè nel corso della narrazione apprendiamo che i comportamenti di Manfred ed Anker, e quindi la loro visione della realtà, sono stati fortemente condizionati da una figura paterna autoritaria e violenta.
Ed infine, il cartone animato che apre e chiude il film conclude pessimisticamente suggerendoci che l’unica maniera che ha l’umanità per realizzare un sentire comune è suicidarsi in massa, con buona pace di Immanuel Kant e del suo “Sensus communis".

Nessun commento:
Posta un commento