Alex inizia in modo casuale ad esibirsi come "stand-up comedian” in locali notturni di New York e lo fa raccontando le storie della sua separazione da Tess. Fin qui nulla di strano, esporre i propri problemi è un buon modo per alleggerirsi il cuore, il sacramento della confessione e le sedute dallo psicanalista ne sono una prova, e la "stand-up comedy" può essere un equivalente. Quello che può stupire è invece che il pubblico rida nell'ascoltare queste sventure, pur se raccontate con il sorriso sule labbra; quale può essere il motivo di questo comportamento? Potrebbe trattarsi di una manifestazione di “schadenfreude”, ma più probabilmente è la spersonalizzazione che si viene creando quando qualcuno si esibisce in pubblico, soprattutto con un soliloquio. È come se lo spettatore assistesse ad una “fiction" in cui il "comedian" racconta una storia immaginaria e quindi buffa anche se drammatica, purché sia ben raccontata.
Ma il nòcciolo della narrazione sono le motivazioni per cui Alex e Tess si separano, è lì che il film espone problematiche che probabilmente sono alla base della crisi attuale dell’istituto matrimoniale. Vi sono due occasioni in cui ciò si disvela. Un primo momento è quando Alex dichiara “Non mi ero innamorato di te ma dell'idea che mi ero fatto di te”. Curiosamente quasi le stesse parole vengono usate da Marcel Proust in una delle tante analisi che il protagonista di “Alla ricerca del tempo perduto” fa dei rapporti d’amore. Ed è proprio così: nella fase iniziale di un rapporto, quindi nell’innamoramento, ci si può fare un’idea della persona che amiamo diversa da quello che questa persona è e quando ce ne rendiamo conto può insorgere la delusione e allora è crisi oppure l’accettazione, cioè il ritenere che le diversità che riscontriamo rispetto alla nostra prima impressione non siano tali da giustificare una rottura. Alex capisce che le cose stanno così e a nostra volta noi capiamo che ha capito perché egli sostituisce la gigantografia di Tess, atletica e ripresa di spalle mentre sembra volare durante una partita di pallavolo, con una sempre di lei, ma ripresa di fronte, imbronciata, spettinata e vestita dimessamente. E il secondo momento si correla al primo quando Alex esclama “Non ero infelice del nostro matrimonio ma nel nostro matrimonio” e significa che egli ha capito che la prospettiva di un matrimonio di rose e fiori tutto in discesa è assolutamente irreale, l’infelicità fa parte della vita e quindi anche del matrimonio, ma proprio la forza del legame matrimoniale aiuta a superare i momenti difficili. Visto in quest’ottica questo film può essere definito utile, o se vogliamo addirittura didattico, se potrà invogliare coppie in difficoltà a riflettere sul loro legame prima di decidere di buttare tutto all’aria.

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