In conclusione, da quel 28 dicembre 1895 in cui August e Nicolas Lumière proiettarono il primo film per un pubblico pagante dal titolo “L'uscita degli operai dalla fabbrica Lumière” non si resero conto dei profondi effetti che la loro scoperta poteva produrre sulla mente umana, ma forse iniziarono a sospettarlo quando il 6 gennaio 1896 videro la gente fuggire spaventata dalla sala durante la proiezione di un altro film, “L’arrivo di un treno alla stazione La Ciotat”.
Un'immagine può essere apprezzata per le sue qualità puramente estetiche ("mi piace"), ma in essa esistono anche significati che possono non essere immediatamente colti, soprattutto in un mondo pieno di immagini come quello in cui viviamo. E' quindi necessario prendersi il tempo per entrare nell'immagine (in questo blog in particolare, ma non solo, cinematografica) alla ricerca di questi significati.
martedì 20 ottobre 2026
Cinema e Mente: una relazione complessa (2° parte)
I meccanismi alla base degli effetti che il cinema evoca nella mente sono stati intensamente studiati a partire dagli anni ’90 del secolo scorso quando fu scoperta l’esistenza, dapprima nella scimmia e poi anche nell’uomo, dei “neuroni specchio” nella corteccia prefrontale del cervello. Questi neuroni si attivano sia nel classico modo dei neuroni motori, vale a dire quando il soggetto compie un’azione, sia quando il soggetto vede un altro soggetto che compie un’azione, purché questa abbia uno scopo, quindi in pratica non si attivano se il soggetto fa un movimento non finalizzato come per esempio salutare con la mano, mentre si attivano se il soggetto per esempio afferra una bottiglia; il tutto avviene in modo pre-logico e pre-riflessivo. In seguito si osservò che oltre ai neuroni a specchio motori esistono neuroni analoghi nel sistema limbico che governa le emozioni; questi si attivano sia quando il soggetto percepisce un’emozione che quando vede un altro soggetto percepirla. In base a queste ricerche si ipotizzò che i neuroni specchio siano alla base dei meccanismi dell’apprendimento e dell’empatia. Per quanto riguarda in particolare il cinema, secondo il neuroscienziato Vittorio Gallese (cui si deve insieme a Giacomo Rizzolatti la scoperta di questi neuroni) e Michele Guerra, professore ordinario di cinema, fotografia e televisione, entrambi presso l’Università di Parma, i neuroni specchio possono fornire i meccanismi alla base di quella che essi definiscono “simulazione incarnata”, vale a dire appunto l’attivazione nel nostro cervello, quando vediamo un altro soggetto compiere un’azione o provare un’emozione, delle stesse aree motorie o sensoriali che si attivano quando noi stessi compiamo quell’azione o proviamo quell'emozione. Una delle prime applicazioni del concetto di simulazione incarnata è stato il campo della linguistica cognitiva nella spiegazione delle “metafore spaziali”, ad esempio: "Questo va oltre le mie capacità”, “Ho afferrato l’idea”, “Tu sei al mio fianco”. Per capire il significato di queste metafore i neuroni specchio si attivano nella corteccia prefrontale dei nostri cervelli mimando il movimento suggerito dalla metafora che viene poi tradotto nel suo significato, rispettivamente: “Non riesco a farlo”, “Capisco l’idea”, “Tu mi aiuti”. Con meccanismo analogo la simulazione incarnata può fornire una base alla teoria fenomenologica del cinema proposta per la prima volta da Vivian Sobchack (1992). In sintesi questa teoria propone che quando guardiamo un film non usiamo solamente occhi e orecchie per comprendere ciò che vediamo, udiamo e sentiamo, il raggiungimento di questa comprensione richiede una simulazione di queste percezioni nei nostri cervelli per mezzo dei nostri neuroni specchio motori (movimento) e limbici (emozioni, sensazioni) come se fossimo noi gli attori del film.
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