lunedì 14 settembre 2026

“finalement" - Storia di una tromba che si innamora di un pianoforte", Claude Lelouch (2024)

Lino Massaro (Kad Merad) è un avvocato penalista di successo il cui modus operandi consiste, per sua stessa dichiarazione, nel mettersi nei panni dell’imputato che deve difendere per capire le motivazioni delle sue azioni e definire in questo modo una strategia difensiva convincente. A un certo punto della sua vita Lino sviluppa una malattia neurologica, la demenza fronte-temporale, che lo priva di ogni inibizione per cui ogni cosa che gli passi per la mente è costretto a dirla senza freni. Questa situazione gli rende difficile il lavoro e la convivenza con la famiglia, decide quindi di fuggire di casa ed inizia a percorrere la Francia da autostoppista, libero di dire tutto ciò che gli passa per la testa, intavolando conversazioni surreali con chiunque incontri, surreali perché di volta in volta si presenta nei panni di uno dei suoi clienti e conclude il suo racconto asserendo di essere ricercato dalla polizia. 

Quest’ultimo film di Lelouch pone allo spettatore alcune domande che ruotano sul come vivere la propria vita e come rapportarsi con il prossimo.

È giusto aprirsi completamente al prossimo senza freni inibitori o è meglio modulare il proprio comportamento di volta in volta a seconda di chi abbiamo davanti? Anche se la simpatia del protagonista potrebbe favorire la prima risposta, una vita sociale decente richiede di osservare le regole della seconda risposta e il regista non lo nasconde nel sottolineare le reazioni di coloro cui capita di conversare con Lino. 

Vale la pena di vivere una vita condizionata da mille regole sociali (la sfilata di moda dell’inizio ne è metafora) o è meglio lasciarsi vivere cercando i lati positivi che ogni situazione presenta, pensare al presente, all’hic et nunc, al qui ed ora, senza preoccuparsi del futuro e senza guardare al passato? Qui il discorso si fa più complesso perché vivere il presente ed abbandonarsi alle emozioni (nel film rappresentate dalla musica) è sicuramente il modo più gradevole di vivere la vita, ma è anche difficile da realizzare appieno, a meno di non avere il coraggio di scegliere la vita vagabonda di Lino. D’altro canto, anche un filosofo come Edgar Morin ebbe occasione di dire (all’età di 101 anni) che il faut assumer l’aventure de la vie, letteralmente “bisogna accettare l’avventura della vita” e quindi lasciarsi andare a questa imprevedibile impresa del vivere. 

In conclusione il messaggio che Lelouch (classe 1937 e finalement è appunto un titolo appropriato) ci lascia con questo film riguarda l'importanza di lasciarsi andare, quando la ragione lo permette, al lato emozionale, dionisiaco della vita, tenendo sempre presente, e questo è fondamentale, l’empatia, empatia che nel film è ben sottolineata dal mettersi nei panni dei suoi clienti da parte di Lino nel corso della sua attività lavorativa. E nel finale Lino e la figlia Barbara (Barbara Pravi) sintetizzano questo messaggio cantando davanti alla famiglia ed agli amici, riconciliati, la canzone di Ibrahim Maalouf che accompagna il film e che richiama appunto l’innocente gioia dell’infanzia, la follia dei sentimenti e l’importanza di godere il presente.