All’età di 77 anni Tereza (Denise Weinberg) rientra automaticamente in un programma dedicato dal governo brasiliano agli anziani grazie al quale essi vengono in pratica legalmente interdetti, soggetti al permesso dei figli per svolgere qualsiasi attività ed inviati in colonie a passare gli ultimi anni della loro vita. Tereza non ci sta e sceglie la fuga per recuperare la sua libertà. Partendo da questo programma (ovviamente di fantasia) la narrazione si snoda come un “road movie”, ma non sulla strada, bensì sulle acque del Rio delle Amazzoni e dei suoi affluenti che Tereza percorre in barca insieme a tre personaggi che si succedono in ordine cronologico: Cadu (Rodrigo Santoro), Ludemir (Adanilo) e Roberta (Miriam Socarras) con i quali intraprenderà un rapporto di reciproco scambio che arricchirà tutti, come dovrebbe avvenire in un mondo dove i rapporti umani fossero improntati all’amore e all’interesse per il prossimo e non solo per se stessi.
Cosa troviamo oltre a questo messaggio nel bel film di Mascaro? Sul piano sociale o meglio sociologico nulla di positivo. Il governo brasiliano infatti decide di mettere in atto questo esilio forzato degli anziani per motivi solo apparentemente umanitari ma in realtà economici, cioè liberare figli e nipoti dalle preoccupazioni legate alla gestione degli anziani e così incrementare la produttività. Si tratta quindi di un ulteriore esempio di come il Dio Denaro possa prevalere sui diritti umani, in questo caso sulla libertà individuale e specificamente quella di fare ciò che si desidera, come ricorda Isaiah Berlin nel suo saggio del 1958, contrapponendola alla libertà da qualcosa che non si desidera. Deprimente anche il rapporto fra Tereza e la figlia Joana (Clarissa Pinheiro) la quale non esita ad aderire al progetto governativo, impedendo alla madre persino di soddisfare un suo desiderio covato per tutta la vita: compiere un viaggio anche breve in aereo (da notare che Tereza è totalmente autosufficiente nonostante i 77 anni e lo dimostra muovendosi agilmente su passerelle e imbarcazioni che metterebbero in difficoltà un sessantenne). Si tratta in questo caso di una rottura del tacito patto sociale che unisce genitori e figli: io ti aiuto a crescere e tu mi aiuti quando ne avrò bisogno.
C’è poi un ultimo aspetto che aleggia su tutto il film, il rapporto fra Umanità e Natura, quest’ultima ampiamente presente attraverso il frequente ricorso a riprese panoramiche del meraviglioso ambiente amazzonico. Ma questo rapporto non si svolge solo sul piano delle immagini, coinvolge direttamente esseri umani e natura come nel caso della lumaca la cui bava azzurra instillata negli occhi permette di vedere miracolosamente il futuro come Cadu insegna a Tereza e ancora nel caso della lotta fra il pesce rosso ed il pesce bianco (una scena clamorosa sul piano estetico) vinta da quest’ultimo, grazie alla quale Tereza, che aveva audacemente puntato su di lui la barca di Roberta, conquista un bel gruzzolo che le permetterà di continuare a girovagare senza meta per le acque amazzoniche con Roberta, sua anima gemella, libera da ogni condizionamento. Il regista esprime in questo modo il debito che gli esseri umani hanno con la natura, debito che purtroppo non viene né riconosciuto né ripagato.
In chiusura una nota pratica: in Brasile è in vigore dal 2003 lo "Statuto della Persona Anziana”, una legge che tutela in modo ampio e dettagliato i diritti degli anziani che in quella nazione sono quindi ben più protetti che in altre.

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