Non mi soffermo sul primo tema la cui trattazione non mi ha colpito. Il secondo rappresenta una vera e propria autobiografia, piuttosto impietosa, del regista che si dipinge nel ruolo di Raúl (Leonardo Sbaraglia), un anziano regista, appunto, autore di film di successo ma in fase di declino ed incapace di portare avanti la trama di un film, "Amarga Navidad”. Questo titolo richiama una celebre canzone del cantante e compositore messicano José Alfredo Jiménez sulla difficile e dolorosa rottura di una relazione amorosa che avviene proprio sotto Natale, a sottolineare come i periodi felici della vita ("Feliz Navidad" è il "Buon Natale" in spagnolo) possano coincidere con tragedie individuali. E le tragedie non mancano in questo film, sia nella realtà che nella trama che Raúl sta scrivendo: Elsa (Barbara Lennie), regista in crisi, va incontro ad un grave disagio psicologico per non essere stata presente alla morte della madre, Patricia (Victoria Luengo) scopre il tradimento del marito, Elena, nella realtà, e Natalia (Milena Smith), nella finzione, perdono un figlio, la prima per malattia e la seconda per un incidente da lei provocato, tentando poi entrambe il suicidio. E a questi drammi non vi è soluzione: Elsa intreccia una relazione amorosa con un pompiere di giorno e spogliarellista di notte, Bonifacio (Patrick Criado), che la adora come una divinità; per stare vicina a Natalia Elsa, gli impedisce però di raggiungerla a Lanzarote compromettendo di conseguenza il loro legame. L’amicizia fra Patricia ed Elsa si incrina quando quest’ultima comunica alla prima l’intenzione di scrivere la trama di un film ispirandosi alla sua storia, e via dicendo. Tutte le storie fin qui narrate si verificano su due piani temporali separati da 20 anni, il primo dei quali in ordine cronologico rappresenta la trama che Raúl cerca di scrivere ed il secondo si svolge nella realtà dei giorni nostri. Ed eccoci al secondo tema, vale a dire se sia lecito per l’artista utilizzare le vicende altrui (qualcuno ha parlato di “vampirizzare”, in modo decisamente eccessivo) per portare avanti il proprio lavoro, cosa che abbiamo visto accadere nella realtà quando Raúl si ispira ad Elena e nella finzione quando Elsa si ispira a Patricia. Troppo complicato? Ebbene sì. L’artista è autorizzato ad utilizzare vicende altrui, opportunamente mascherate, per svolgere il suo lavoro? Se stiamo a quella che ritengo una valida definizione dell’arte e cioè che essa sia il meccanismo attraverso il quale l’artista esprime il suo modo di vedere, oltre al proprio mondo interiore, il mondo esterno, la risposta è ancora inevitabilmente "ebbene sì".
Un'immagine può essere apprezzata per le sue qualità puramente estetiche ("mi piace"), ma in essa esistono anche significati che possono non essere immediatamente colti, soprattutto in un mondo pieno di immagini come quello in cui viviamo. E' quindi necessario prendersi il tempo per entrare nell'immagine (in questo blog in particolare, ma non solo, cinematografica) alla ricerca di questi significati.
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