Un'immagine può essere apprezzata per le sue qualità puramente estetiche ("mi piace"), ma in essa esistono anche significati che possono non essere immediatamente colti, soprattutto in un mondo pieno di immagini come quello in cui viviamo. E' quindi necessario prendersi il tempo per entrare nell'immagine (in questo blog in particolare, ma non solo, cinematografica) alla ricerca di questi significati.
sabato 14 febbraio 2026
"Hamnet", Chloé Zhao (2025)
domenica 1 febbraio 2026
“La Grazia”, Paolo Sorrentino (2025)
Mariano De Santis (Toni Servillo) è un presidente della Repubblica italiana di cui Sorrentino narra il semestre bianco, l’ultimo del mandato settennale. Lo affianca la figlia nubile Dolores (Anna Ferzetti), anch’essa, come il padre, giurista. Il rapporto fra i due, al di là dell’affetto, è spesso conflittuale: lei caratterizzata da idee chiare e voglia di fare, lui portato a prendere tempo, a temporeggiare per non decidere. Oltre alle abituali incombenze del suo incarico quali conferimento di onorificenze, colloqui con capi di stato e ambasciatori, ecc. De Santis deve affrontare nel suo semestre tre questioni spinose: due richieste di grazia per detenuti per omicidio del coniuge, Isa Rocca (Lina Messerklinger) il marito violento e Ugo Romani (Massimo Venturiello) la moglie ammalata di Alzheimer. La terza questione è rappresentata dalla firma di una legge volta a regolare l’eutanasia, argomento molto spinoso per De Santis, cattolico praticante ed ex DC.
venerdì 30 gennaio 2026
"Sentimental Value”, Joachim Trier (2025)
Ma chi sono i protagonisti umani che dovranno affrontare il loro passato?
Gustav è un egocentrico anempatico e quindi del tutto indifferente ai sentimenti degli altri, altri che egli usa per rafforzare il suo narcisismo quando si mostra pateticamente galante con donne più giovani e per sfogare la rabbia quando caccia in malo modo l’intervistatore che poneva domande a lui sgradite.
Nora è emotivamente molto problematica, lo capiamo dalle scene iniziali in cui è colta da un attacco di panico al momento di entrare in scena a teatro e dal tentativo di suicidio di cui apprendiamo nel corso della narrazione. Il suo difficile rapporto con il padre, colpevole di aver abbandonato la famiglia, peggiora quando viene a sapere che il ruolo di protagonista del film, che ella aveva rifiutato nonostante egli affermi di averlo scritto per lei, viene affidato ad una stella nascente di Hollywood, Rachel (Elle Fanning). Ma a sua volta quest’ultima, resasi conto che il personaggio è effettivamente ritagliato su misura su Nora, pur con evidente rammarico rinuncia al ruolo.
Ed infine Agnes, sorella minore di Nora, sposata e madre del piccolo Erik (Øyvind Hesjedal Loven); è lei che mantiene il punto saldo cercando di tenere in equilibrio i rapporti famigliari. E perchè riesce a farlo? Perché lei è emotivamente stabile e caratterialmente adeguata. E questo lo deve, come emerge da un dialogo con Nora, proprio a lei, alla sorella maggiore che le aveva fatto da scudo emotivo in occasione sia del turbolento divorzio dei genitori che del difficile rapporto con la madre, lei che era stata più una madre che una sorella, emotivamente tormentata proprio a causa di questo triplo ruolo di figlia, sorella e madre che aveva dovuto svolgere da adolescente.
Alla fine la narrazione giunge alla resa dei conti con il passato. Per prima cosa la casa viene drasticamente modificata dipingendola di bianco all’esterno ed arredandola con mobili moderni, come a significare un colpo di spugna sul passato. Ma in questo meccanismo entra in giuoco anche il lavoro di Gustav. La parte che aveva ritagliato su Nora è infatti ispirata alle vicende di sua nonna Karin, partigiana, catturata dai nazisti e internata in un lager. Una volta liberata, dopo 15 anni si era suicidata impiccandosi in casa e questo evento aveva lasciato in Gustav, all’epoca un bimbo di sette anni, un segno. Avendo cambiato idea, Nora accetta la parte propostagli dal padre, il quale coinvolge anche il piccolo Erik nel film, mentre Agnes, nella sua veste di storica, indaga i documenti del passato. Il finale si svolge sul set del film, con Nora nella parte di Karin che dopo aver salutato Erik nella parte di suo figlio, si prepara al suicidio. E lo zoom out finale ci mostra tutta la famiglia, verosimilmente riconciliata da questa sorta di psicodramma cinematografico. Sì, perché Gustav e le figlie, dopo aver seppellito il passato rimodernando drasticamente la casa, riescono a rivivere il suicidio della nonna come spettatori su un set cinematografico invece che in casa il che permette loro di “spostare” l’evento fuori da sé neutralizzandone l’aspetto emotivo ed aiutandoli quindi a convivere con il ricordo.
Joachim Trier si inserisce con questa sua opera nella tradizione scandinava dell’indagine psicologica attraverso l’arte, sia essa il cinema di Bergman, la drammaturgia di Ibsen o la pittura di Munch offrendoci un’opera di cui, ce ne rendiamo conto dopo averla vista, sentivamo il bisogno.
mercoledì 7 gennaio 2026
"Norimberga", James Vanderbilt (2025)
Il film di Vanderbilt è strutturato sul piano della ricostruzione storica del primo processo di Norimberga, ma mette in particolare a fuoco il rapporto fra il principale degli imputati, Hermann Göring, (un gigantesco, e non solo in senso fisico, Russell Crowe) e Douglas Kelley (Rami Malek), lo psichiatra incaricato dall’esercito americano di definire lo stato mentale degli imputati. Sullo sfondo il procuratore Robert H. Jackson (Michael Shannon), giudice della Corte Suprema statunitense, che con la sua ostinazione riuscì, nonostante numerosi ed autorevoli pareri contrari, ad organizzare il processo. Questi tre personaggi, estremamente diversi fra di loro, risulteranno accomunati dalla incapacità di raggiungere gli obiettivi che all’inizio della narrazione si erano posti: Göring di uscire vincitore dal processo, Kelley di diventare famoso grazie al libro che avrebbe potuto scrivere sul processo stesso e Jackson di diventare presidente della Suprema Corte statunitense. E di queste tre figure solo Göring, nonostante venga condannato, risulterà padrone del proprio destino.
Il rapporto fra il gerarca e lo psichiatra riveste particolare interesse. Si tratta di una specie di gioco del gatto con il topo, con i due protagonisti che si scambiano di volta in volta le parti. Se è vero infatti che tutto inizia con lo psichiatra che indaga il gerarca, nel corso degli incontri il gerarca riesce a prevalere su di lui e a manipolarlo fino a fargli fare da messaggero della sua corrispondenza (illegale) con la moglie e la figlia. Lo psichiatra rimane quindi intrappolato in un rapporto di amicizia con la famiglia del gerarca (moglie affascinante e figlia deliziosa) che non può certo aiutarlo ad essere obiettivo. La sua obiettività professionale viene messa a rischio anche dal procuratore Jackson che senza mezzi termini gli chiede di fornirgli i dettagli dei colloqui con Göring per poterli utilizzare allo scopo di mettere in piedi il castello accusatorio. E anche in questo caso Kelley ottempera alla richiesta. Escono quindi tutti perdenti da questa storia? No, il vincitore c’è ed è il giovane sergente dell’esercito statunitense Howard Triest (Leo Goodall), interprete di Kelley, ebreo tedesco fuggito in America all’inizio della guerra i cui genitori furono uccisi ad Auschwitz il quale rappresenta in una sorta di sineddoche tutti gli ebrei perseguitati ed uccisi dal terzo Reich. Egli avrà la soddisfazione di vedere condannati i responsabili della morte dei suoi famigliari e di tornare negli Stati Uniti insieme alla ritrovata sorella Margot, sopravvissuta alla strage della famiglia.
Il processo di Norimberga si chiuse il 1° ottobre del 1946; nel 2002, dopo un cinquantennio di discussioni e alla luce di altre esperienze quali la guerra nella ex-Jugoslavia, fu approvato lo statuto della Corte Penale Internazionale, organo dell’ONU, allo scopo di fornire una cornice giurisprudenziale condivisa in tema di genocidi, crimini contro l’Umanità, crimini di guerra, crimini di aggressione. La domanda da porsi è se sarà questa Corte in grado di esercitare un ruolo significativo in questo difficile periodo storico.


