mercoledì 31 dicembre 2025

"Father Mother Sister Brother", Jim Jarmusch (2025)

 

L’analisi di questo film può essere sviluppata su due livelli. Il primo, più facile e immediato, è quello dei rapporti all’interno di una famiglia, già suggerito dal titolo; l’altro può essere definito strutturalista, cioè basato sulla contrapposizione dei singoli personaggi, o meglio delle categorie in cui possono essere incasellati.

La trama è rapidamente riassumibile: si tratta di tre episodi, uno ambientato negli Stati Uniti (figlio e figlia vanno a trovare il padre vedovo), uno a Dublino (due figlie vanno a trovare la madre) ed uno a Parigi (due gemelli, maschio e femmina, vanno a visitare per l’ultima volta l’appartamento dei genitori, entrambi deceduti in un incidente aereo).

Il primo ed il secondo episodio sono molto simili, in entrambi infatti il filo conduttore è l'incomunicabilità. Figli e genitori si comportano in modo imbarazzo ed imbarazzante, sembrano estranei che cercano di attaccare bottone nella sala d'attesa del dentista non vedendo l’ora di andarsene, l’unica cosa che li accomuna è l'indossare un indumento bordeaux, possibile allusione al legame di sangue che li unisce e che non fa invece che accentuare la loro distanza. L’impressione è quindi che, secondo Jarmusch, i legami famigliari non corrano su un binario affettivo ma siano puramente formali, tranne, e questo è comune a tutti e tre gli episodi, quando ci si volge al passato nel guardare vecchie fotografie di famiglia, il che risveglia l’affetto che fu. I due gemelli del terzo episodio sono molto diversi dai figli degli altri episodi, essi dimostrano infatti un sincero affetto sia l’uno per l’altra che per i genitori. Il motivo di questa diversità può essere riportato banalmente al fatto che non li conoscevano in modo approfondito, come si intuisce dai dialoghi, o dalla loro età, decisamente più giovane degli altri figli, o forse anche dal loro anticonformismo che li porta ad una visione meno rigida del mondo. E proprio l’anticonformismo ci porta al secondo tipo di analisi del film, secondo il quale i personaggi possono essere suddivisi in due strutture opposte, i conformisti: i due figli del primo episodio, la madre ed una figlia del secondo e gli anticonformisti: il padre del primo episodio, l’altra figlia del secondo e i due gemelli (teniamo in sospeso i genitori morti non avendo potuto verificarli de visu). La simpatia del regista va senza dubbio al secondo gruppo, ne sono testimoni gli skaters che compaiono in tutti e tre gli episodi a dimostrare, in particolare grazie all’effetto slo-mo, che la vita va presa con fluidità, senza lasciarsi incasellare nei comportamenti rigidi e prestabiliti del conformismo.  

In conclusione, è lecito chiedersi quale sia il giudizio globale di Jarmusch (a parte la citata propensione per l’anticonformismo) su questa Umanità variegata che ha ritratto nella sua opera. Ritengo che lo si possa facilmente ricavare dalla storiella che la figlia anticonformista Lilith (nomen omen: questo era infatti il nome della prima moglie di Adamo, secondo alcune tradizione ebraiche, cacciata dall’Eden perché non disposta a sottomettersi al marito, mentre la sorella conformista si chiama Timotea, vale a dire timorata di Dio) racconta alla madre nel secondo episodio. Al dialogo fra due pianeti in ottima forma ed umore se ne aggiunge un terzo triste ed acciaccato; alla domanda di spiegazioni in merito alla causa delle sue pessime condizioni questo pianeta risponde di essere affetto da una grave malattia virale di nome Umanità che però fortunatamente sta scomparendo.   

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